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Una città con le Ruote
Maggio 24 2016 0 comment

Una città con le Ruote

[Andrea Lanini - quinewsvaldera.it] PONTEDERA — Il buio nella sala grande del Teatro Era di colpo si punteggia di tenui bagliori che dalle quinte si avvicinano al pubblico. Sono torce elettriche. “Questa è la luce della ricerca”, dice una voce fuori campo. “Anche stasera, contribuiamo a tenerla accesa”. Si accendono i riflettori: dodici bambine schierate sul proscenio. Spengono le torce, mostrano sorridenti le loro magliette festonate di loghi “Vertical”, la Fondazione che, in tanti modi diversi, sostiene gli sforzi della ricerca contro le disabilità provocate da traumi al midollo spinale.

“Una città con le ruote”, è stata una serata in favore di “Vertical”: tanti ospiti, voglia di allegria, di fare festa, «perché il miglior modo per raccontare l’impegno di chi vuole arginare i disagi dell’handicap è avere un sorriso da mostrare al prossimo. Anche se si sorride da una sedia a rotelle. Anzi, soprattutto in questo caso. Lo stare in piedi è prima di tutto una questione morale, un habitat mentale. Guai a rinunciare alla verticalità dei propri sogni. Guai a far vincere l’autocommiserazione. Ce n’è fin troppa. Per scavalcare le barriere là fuori bisogna prima annullare quelle che si annidano nei preconcetti. A partire da quelli che ci fabbrichiamo da soli, che sono sempre i peggiori».

Ce lo diceva Cinzia Chiarini, referente “Vertical” per la Toscana, poco prima dell’inizio dello spettacolo. Pontederese, «fortemente dipendente da una carrozzina dal ’94, l’anno dell’incidente», è lei l’artefice di questo appuntamento. Inventarsi modi per aiutare la ricerca medica è la sua specialità. Lo fa da anni. Quando un libro, quando un calendario (strepitoso il suo “Vanity Chair”, spumeggiante parodia della celebre rivista fashion, con lei in copertina in uno svolazzo di tulle rosa, le gambe accavallate in posa civettuola), quando un video. L’ultimo, realizzato da Enzo, Antonella e Alfonso della pontederese “Visual Team Fotografika”, lo ha girato pochi giorni fa con la complicità di due amiche, Nicoletta Tinti, aretina, e Monica Quassinti, pisana, anche loro «ragazze a quattro ruote motrici», anche loro col midollo spinale che non fa più il suo dovere, anche loro testimoni “Vertical”. Per questo intraprendente trio, Cinzia ha forgiato un nome (un’altra cosa che le riesce benissimo: tirar fuori dal cilindro spiazzanti giochi di parole) che è tutto un programma: le “Push Angels” (il riferimento alle tre sexy detective della celebre serie televisiva è fortemente voluto).

Marco Vincent, speaker storico di Radio Cuore: la voce fuori campo che ha acceso la serata era la sua. Eccolo in scena. Chiama subito Cinzia (abito nero con rose rosse in prossimità del decolleté) e Fabrizio Bartoccioni, presidente della Fondazione “Vertical”, appena arrivato da Roma, la sua città. Fabrizio racconta un aneddoto che la dice lunga sulla tempra del carattere della sua referente toscana: «Ho conosciuto Cinzia circa 22 anni fa, in un posto non particolarmente allegro: un’Unità Spinale. Ci siamo trovati in palestra, io attaccato con una mano alle parallele per dei noiosi esercizi. Lei si avvicina, mi guarda seria e fa: “A che fermata scendi, tu?”. Non so per quanto abbiamo riso. La adoro da allora. La filosofia di “Vertical” era già tutta lì: imparare a stare in piedi con la testa, a piegarci senza spezzarci».

Cinzia, emozionatissima, sorride e ringrazia. Vuole rubare pochissimi secondi allo spettacolo, dice. Solo il tempo di «ringraziare tutti per la presenza, per l’appoggio. In particolare Elena Cavallini di “Kalos”: senza di lei questo appuntamento sarebbe stato irrealizzabile», e via col resto del programma. Che prosegue con un video di “Vertical” in cui il dottor Daniele Bottai, in rappresentanza dei tanti medici che lavorano sulle lesioni al midollo spinale, spiega lo stato dell’arte della ricerca. Poi, lo spettacolo dal vivo: le bellissime voci del tenore Maurizio Galleni e della soprano (già vincitrice di Italia’s Got Talent) Carmen Masola, accompagnate al pianoforte da Pierpaolo Guerrini, sound-engineer e collaboratore storico di Andrea Bocelli; l’intervento di David Mazzinghi, figlio del grande Sandro, due volte campione del mondo di boxe, assente per via di un’influenza; il talento camaleontico di David Pratelli (che, alla fine della serata, al momento dei saluti, dirà a Cinzia: «Sei stata grande, come sempre. Ma un appunto te lo devo fare: proprio stasera, mentre Juve e Milan si giocano la finale di Coppa Italia, non ti dovevi vestire in rossonero!»); l’intervista di Eugenio Leone a Stefano Mazzoleni, dell’Istituto di Biorobotica del Sant’Anna di Pontedera, la cui equipe mette in pratica una luminosa multidisciplinarietà fatta di una stretta collaborazione tra uomini e macchine e mirata alla riabilitazione da traumi fortemente invalidanti; lo splendido, toccante monologo teatrale di Francesco Conte, l’attore sordo che è riuscito a realizzare il suo sogno di recitare (anche in televisione: la sua performance a “Tu si que vales” commosse la giuria); la delicata interpretazione che la pontederese Giulia Romolini, attrice-regista-scenografa, ha affiancato alle parole che Ghandi scrisse sul senso della vita (“Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto…”); i balli degli allievi, grandi e piccoli, della scuola “Team Work” di Ponsacco, coloratissimi nelle loro festose coreografie capaci di spaziare dal tango all’hip-hop. La vicinanza a “Vertical” del Comune di Pontedera è affidata al saluto degli assessori Liviana Canovai e Marco Papiani («Cose così belle vanno fatte vedere ai ragazzi delle scuole: questo messaggio è soprattutto per loro, che sono il futuro. Se lo vogliamo senza barriere, è a loro che le campagne di sensibilizzazione come quella di “Vertical” si devono indirizzare»).

Ma sono i momenti di danza che portano in scena Nicoletta Tinti a raggiungere l’acme dell’emozione. A sintetizzare, col miracolo visivo di una performance che riesce a disobbedire ai traumi fisici e al destino, il senso profondo di questa serata. A coronare l’anelito alla verticalità a cui la Fondazione lavora incessantemente. Ha 37 anni, Nicoletta: li compie proprio stasera, a mezzanotte (l’applauso finale del pubblico del Teatro Era sarà il primo regalo di questo suo compleanno da palcoscenico). Alle spalle, un passato da atleta: come ginnasta della Nazionale partecipò, nel ’96, alle Olimpiadi di Atlanta. Nel 2008, l’espulsione di un’ernia discale le comprime irrimediabilmente il midollo. Paraplegia, la sedia a rotelle: «Un giorno stavo bene e il giorno dopo metà del mio corpo s’è fermata». Non per molto. La sua passione per la danza l’ha fatta muovere di nuovo. Assieme alle sue competenze di laureata in ingegneria. Si è inventata uno speciale attrezzo, un sostegno in metallo munito di ruote che la sostiene alla vita e le permette di ballare stando, di nuovo, in piedi. L’ha chiamato “Grim”, questo fido alleato metallico che, nascosto sotto gli abiti di scena, le permette di slanciare tutta la sua altezza di aggraziata atleta. Con lei, due amiche ballerine, Emma Iannotta e Silvia Bertoluzza, le cui braccia e gambe donano a “Grim” l’energia necessaria ad animare il corpo che tiene stretto dentro di sé. Ecco che tre creature lievi come piume volteggiano sulle note che Giancarlo Aquilini esegue al pianoforte. Suona solo con la mano sinistra, Giancarlo: la destra non può usarla; ma non importa, la sinistra, che si muove divinamente, basta e avanza. E Nicoletta, Emma e Silvia danzano, in una plastica armonia che cancella le differenze tra disabilità e “normalità”, che annulla le barriere dei traumi, delle lesioni, degli ostacoli irreversibili. Che, forse, davvero smettono di esistere, se lo spirito impara a stare in piedi con la testa.

Vertical Foundation
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