(+39) 06.87118345 Mon - Sat: 9:00 - 18:00 info@fondazionevertical.org
  • La Lesione Midollare

Lesione Midollare

Le lesioni al midollo spinale di solito non si limitano al midollo, al contrario queste spesso provocano danni ai nervi spinali che si diramano dal midollo stesso. La lesione midollare traumatica può essere causata dall’allungamento del midollo nel momento in cui si ha lo spostamento delle vertebre, o da un danno al midollo causato dai frammenti della vertebra fratturata che si conficcano nel midollo stesso. La lesione midollare non traumatica invece può essere causata dalla pressione sul midollo spinale causata da cisti o tumori, e da una interruzione locale del flusso sanguigno. Gli effetti di una lesione traumatica continuano per diversi giorni dalla lesione iniziale: questo periodo è conosciuto come “shock spinale”. Lo shock spinale può durare per circa sei settimane: esso è dovuto in parte dal livido e dall'edema che si forma sul midollo spinale (causato dallo schiacciamento del midollo tra le vertebre), e in parte alla mancanza di ossigeno (causata dall’interruzione dell’erogazione del sangue al tessuto). Inoltre, ogni sanguinamento all'interno dell'area lesionata può provocare un ulteriore danno. Durante questo periodo di shock spinale, la capacità di inviare messaggi all’interno del midollo viene meno e la perdita della funzionalità sotto la lesione può sembrare totale. Tuttavia, una volta che il gonfiore comincia a diminuire, alcune funzioni possono essere recuperate: infatti solo quando la fase di shock spinale termina si può capire e valutare appieno il danno subito dal midollo spinale.

Durante i primissimi giorni dopo la lesione, le cellule dei globuli bianchi viaggiano verso la zona colpita per rimuovere le scorie dalle cellule danneggiate, causa però spesso ulteriori danni. Inoltre, durante le prime settimane dalla lesione iniziale, il tessuto danneggiato viene ripulito da cellule specializzate. Queste lasciano una cavità riempita di fluido circondata da tessuto cicatriziale. Si instaura poi un meccanismo per cui alcune molecole bloccano la ricrescita di molti neuroni all'interno della cavità piena di fluido e in questo modo agiscono come barriera per la riconnessione dei due lati del midollo spinale danneggiato. Questa serie di eventi negativi sono stati esaminati nella speranza di trovare dei metodi per prevenirli e/o gestirli. Sono state inoltre attuate delle ricerche sulle forme di trattamento post shock spinale volte a migliorare la normale, ma spesso limitata, ripresa che si può avere dopo una lesione midollare.

a. Lesioni complete ed incomplete del midollo spinale

Lesioni complete
Lesione completa è il termine che viene utilizzato per descrivere una lesione totale del midollo spinale. In questa situazione si ha una perdita totale, e di solito permanente, della capacità di inviare impulsi nervosi sensoriali e motori e quindi una completa, e di solito permanente, perdita di funzionalità sotto il livello della lesione. Ciò provoca una paraplegia o una tetraplegia completa (trattate in seguito).

Lesioni incomplete
Lesione incompleta si riferisce invece a un danneggiamento parziale del midollo spinale: in questa situazione alcune funzioni motorie e sensoriali continuano ad essere attive. Persone con una lesione incompleta possono avere attività sensoriale ma non di movimento mentre altri, al contrario, possono avere attività motorie ma scarsa o nulla sensorialità. Infatti i danni causati da una lesione midollare variano da persona a persona poiché varia il tipo di danno che si accumula nelle fibre nervose a seconda del tipo di lesione subita. Gli effetti di una lesione incompleta dipendono dall'area del midollo (parte anteriore, posteriore, laterale) che è stata danneggiata. Infatti la parte di midollo danneggiata dipende dalle forze di torsione o schiacciamento che sono state coinvolte nell'infortunio.

 
b. Paralisi

Una volta terminata la fase dello shock spinale, può essere valutato in maniera accurata l'impatto della lesione sulle funzioni sensoriali e motorie. La paralisi è un termine generico usato per descrivere la perdita delle funzioni sensoriali e motorie in seguito a un danno al sistema nervoso. Conoscere il livello esatto della lesione è utile per predire quali parti del corpo saranno affette da paralisi e dalla perdita delle funzioni sensoriali. Il livello in cui la lesione è localizzata, determina la gravità degli effetti: più alta è la lesione nel midollo e maggiori saranno i danni. La gravità degli effetti della lesione varia anche dal tipo di lesione, ovvero se è una lesione completa o incompleta. Normalmente, dopo una lesione midollare, vengono eseguiti semplici esami per stabilire l’estensione del blocco motorio e sensoriale.

Paraplegia
Questo termine descrive una paralisi totale o parziale che colpisce le gambe e spesso anche il tronco, ma non le braccia. L’estensione del danno al tronco dipende dal punto in cui si è avuta la lesione. La paraplegia è il risultato di un danno al midollo dalla vertebra T1 a scendere. Le lesioni toraciche (T1-T12) colpiscono sia il torace che le gambe. Le lesioni lombari (L1-L5) provocano una paralisi al di sotto della linea della vita. Le lesioni al livello sacrale possono non provocare una paralisi agli arti, ma gravano sui riflessi spinali. La paraplegia ha spesso degli effetti sull’intestino, sulla vescica e sulle funzioni sessuali.

Tetraplegia (detta anche quadriplegia)
Questo termine descrive una paralisi totale o parziale dal collo verso il basso, coinvolgendo i quattro arti e il tronco. Questa condizione si presenta in seguito al danneggiamento del midollo spinale nella regione cervicale. Il diaframma (un insieme di muscoli coinvolti nella respirazione) è collegato al midollo spinale tramite fibre nervose che si diramano dalle vertebre cervicali divise poste tra C3 e C5: in caso di una lesione sopra questo livello potrebbe essere necessaria una ventilazione meccanica. Nella tetraplegia vengono gravemente colpite le funzioni di intestino, vescica e le funzioni sessuali.

Paralisi spastica e paralisi flaccida
La paralisi può essere divisa in due categorie a seconda del tipo di danno che subisce il midollo – si parla di paralisi spastica e paralisi flaccida. Si ha paralisi spastica quando i riflessi spinali sono ancora funzionanti, ma il supervisione di questi riflessi da parte del cervello non funziona. In questo caso la persona ha degli spasmi che sono delle contrazioni violente e improvvise, o veloci movimenti, dei muscoli causati da reazioni a stimoli normali, come ad esempio l’allungamento, il dolore, ecc. (In una persona senza lesione il cervello avrebbe dovuto inviare dei messaggi per prevenire questi spasmi, invece un danno al midollo impedisce di fare ciò). Gli spasmi, se continuano, possono causare delle contratture (danni al muscolo e/o al tessuto circostante, che causano una deformità a un’articolazione). In questo tipo di paralisi c’è anche una maggiore rigidità di alcuni muscoli. Durante la riabilitazione, le persone mielolese possono imparare ad usare gli spasmi per attivare una certa mobilità: infatti è possibile per alcuni imparare a svuotare l’intestino e la vescica attraverso i riflessi spinali residuali. La paralisi flaccida si ha invece quando non sono attivi i riflessi spinali nella persona affetta da lesione midollare. In questa situazione si ha la perdita del tono muscolare negli arti inferiori, la perdita di tono della vescica e dell’intestino ed eventualmente l’atrofizzazione generale dei muscoli. I problemi di circolazione tendono a peggiorare e l’intestino flaccido è più soggetto alla ritenzione del materiale fecale, complicando così i programmi di riabilitazione intestinale. Il danno al di sopra della regione sacrale di solito causa una paralisi spastica, mentre un danno nella regione sacrale causa spesso una paralisi flaccida.